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Apricena

Situata a 10 km da San Severo, la cittadina trae origine nel VII-VIII secolo a.C. da Uriate, dopo l’invasione del Gargano da parte degli Illiri, come testimoniato dai numerosi reperti rinvenuti in particolari sepolture sia nel territorio circostante che nella stessa città di Apricena. Il suo nome viene fatta risalire a Federico II di Svevia che, nell’aprile del 1225, nella domus che qui aveva edificato, organizzò una cena con i suoi baroni dopo una battuta di caccia. In quell’occasione venne chiamata Apricena (apri = del cinghiale ecoena = la cena). Lo stemma del Comune è, infatti, rappresentato da un cinghiale in campo azzurro ferito da una freccia nel fianco sinistro. È proprio sotto gli Svevi che Apricena ha vissuto il momento di massimo splendore, grazie anche alla sua elezione a terra del demanio dell’imperatore da parte di Federico II che così la liberò dalle servitù. Con la morte di Manfredi, figlio di Federico II, Apricena, come tutto il Mezzogiorno, passò sotto la dominazione degli Angioini e successivamente degli Aragonesi.

Famosa per i pregiati marmi e le sue ricche cave di pietra (è il secondo bacino estrattivo nazionale dopo Carrara), ha dato i natali al cantastorie Matteo Salvatore, uno dei più conosciuti folk singer italiani.

MONUMENTI PRINCIPALI

Palazzo Baronale, di forma quadrilatera, con caratteristiche di castello. È stato edificato nel 1658 sui resti della domus federiciana distrutta dal terremoto, di cui conserva ancora qualche traccia. Attigua al palazzo vi è una torre (forse quella dell’antica chiesa di San Martino) detta Torre dell’Orologio.

Santuario di S.Maria Incoronata,compatrona di Apricena insieme a San Michele Arcangelo. Edificata sull’antico monastero Santo Spirito in Guelfignano, accoglie una effige lignea della Madonna di Loreto che, secondo la tradizione, nel 1868 mosse ripetutamente gli occhi dinanzi ad una gran folla di fedeli.

Chiesa Madre, ossia Chiesa Matrice dei Santi Martino e Lucia, edificata nel 1628 sulle rovine della chiesa di Santa Lucia, distrutta, insieme a quella di San Martino, dal terremoto del 1627. Soggetta nel corso degli anni a numerosi rifacimenti e restauri, subì una radicale trasformazione agli inizi degli anni ‘70 per adattarsi alle nuove norme del Concilio Vaticano II

Convento Benedettino di San Giovanni in Piano, sorge a nord-ovest della città all’estremità delle Murge. Fondato nel 1050 da Petronio, conte di Lesina, è stato dedicato a San Giovanni Battista. Benedettino fino al 1280, il monastero passò poi ai Celestini, ordine nato da una riforma della regola monastica di san Benedetto, che contribuirono alla sua rinascita, restaurandolo e recuperandone i beni sottratti durante i frequenti saccheggi.

Selva della Rocca (o Madonna della Rocca), situata a circa 5 Km dalla città, è stata edificata tra l’VIII e il IX secolo ad opera dei monaci benedettini poco dopo il loro insediamento nel territorio apricenese e completamente restaurato e ampliato dai cavalieri teutonici nell’XI secolo. Lasciato in abbandono durante le due guerre mondiali, oggi non vi restano che i ruderi.