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Super User

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Venerdì, 22 Agosto 2014 20:54

Le Aziende

Venerdì, 22 Agosto 2014 20:39

Gli Itinerari

Il Turismo

Le vacanze verdi e il turismo rurale rappresentano, in questo territorio, una realtà sempre più apprezzata dai turisti, vista la presenza di aree di valenza naturalistica di pregio. Una riscoperta del territorio nella sua connotazione più ampia che va ad integrare gli elementi del paesaggio naturale con quelli antropici, caratterizzato da capolavori dell’architettura rurale, è destinato ad incrementare l’offerta del turismo rurale.

Altro settore da non trascurare è quello legato al turismo enogastronomico che soprattutto a San Severo e Torremaggiore, ha registrato un sostanzioso incremento di presenze negli ultimi anni, che va ad abbinare le bellezze del Barocco sanseverese e dei centri storici ai prodotti tipici del territorio.

In tal senso andrebbero valorizzati gli itinerari e circuiti turistici realizzati sul territorio che legano il patrimonio ambientale e culturale, insieme alla ricchezza agro-alimentare del territorio, quali: due strade del gusto, la strada del vino e quella dell’olio; due Progetti Integrati Settoriali “Barocco Pugliese” eNormanno Svevo Angioino”, che collegano fra loro numerosi siti di interesse storico e culturale disseminati nel territorio; la presenza a Lesina di un centro visita dell’Ente Parco del Gargano in grado di attrarre migliaia di visitatori e scolaresche da tutta Italia; il circuito della transumanza; altri ancora potranno essere i circuiti attivabili nel territorio dell’Alto Tavoliere, tante sono le ricchezze ambientali in esso presenti. In effetti, proprio in relazione ai circuiti brevi locali, di vitale importanza sarà l’organizzazione di un sistema del turismo rurale caratterizzato da percorsi elaio-eno-gastronomici che condurranno ai siti di interesse turistico e storico – culturale: masserie rurali, tratturi, agriturismi, antiche cantine e oleifici, musei della civiltà contadina; sancendo l’unione nella offerta territoriale tra produzione tipica locale e storia, cultura e tradizioni dell’Alto Tavoliere.

Gli Itinerari

L’azione sarà volta principalmente al potenziamento degli itinerari esistenti e nati con altri progetti e programmi:

  • Percorsi elaio – eno – gastronomici e di valorizzazione dei prodotti tipici locali

Partendo dalle Strade dell’olio e del vino, saranno individuati altri temi identificativi della cultura rurale e contadina locale,   come pure altri prodotti che potrebbero essere valorizzati in un sistema di itinerario e che compongono la tradizione di saperi e sapori delle singole Città. A tal riguardo si ipotizza anche la creazione di un percorso integrato del gusto antico, relativo alla valorizzazione della produzione e trasformazione di prodotti tipici e alla loro degustazione attraverso la cucina tipica locale.

  • Percorsi storico – culturali e folklorici

In particolare saranno completati e potenziati il sistema di fruizione e valorizzazione turistica degli itinerari a) archeologico, relativo alle aree di Castelfiorentino, Teanum, Castelpagano, insediamento neolitico di Torretta; b) medioevale, relativo alle vestigia svevo – normanne – angioine e aragonesi presenti negli edifici civili e religiosi locali; c) barocco, relativo al sistema di chiese e palazzi, storia e musica del 600’ e 700’ identificante la realtà territoriale; d) demo – etno – antropologico, relativo alla rete di antiche feste e folklore locale come la Festa del Soccorso a San Severo, la Corsa dei Carri a Chieuti, ecc…

  • Percorsi naturalistici

Lo specifico riferimento è dato alla possibilità di sviluppare progetti sistemici di valorizzazione e fruizione di: a) Percorso del Tratturo Regio  L’Aquila – Foggia nei pressi di San Severo, San Paolo di Civitate, Serracapriola e Chieuti; b) Parco del Fortore comprendente i Comuni di San Paolo di Civitate, Torremaggiore, Chieuti, Serracapriola e Lesina; c) Parco della Laguna comprendente i Comuni di Lesina, Poggio Imperiale e Apricena.

 

Mercoledì, 20 Agosto 2014 19:12

Link

Link Utili

Unione Europea :
http://europa.eu/index_it.htm


Regione Puglia :
http://www.regione.puglia.it

Rete Leader :
http://www.reterurale.it/leader

Associazione Nazionale dei Gruppi di azione Locale Leader :
http://www.assoleader.com

Università degli Studi di Foggia :
http://www.unifg.it/

Istituto Nazionale di Economia Agraria :
http://www.inea.it

Mercoledì, 20 Agosto 2014 19:11

Gal Daunia Rurale

Il Gal Daunia Rurale, Gruppo d’Azione Locale, è l’agenzia di sviluppo dell’Alto Tavoliere nata per gestire sul territorio finanziamenti del Programma d’Iniziativa Comunitaria Leader II mirati alla promozione di aree rurali caratterizzate da ritardi di sviluppo socio-economico.
E’ stato, in seguito, ente attuatore sul territorio delle risorse finanziarie e delle potenzialità di sviluppo del P.I.C. Leader Plus, il programma comunitario del valore destinato agli operatori del mondo rurale che, attraverso reti e nuove tecnologie, hanno implementato il loro potenziale di sviluppo sia a livello locale che in ambito europeo.
 

Il Sito

Le Attività

Il compito istituzionale del GAL Daunia Rurale è essenzialmente legato all’elaborazione e all’implementazione di strategie di sviluppo del territorio, attraverso il coinvolgimento del maggior numero di attori socio-economici locali (pubblici e privati). In particolare, il GAL:

  • realizza sul territorio gli interventi e le azioni progettuali del Piano di Sviluppo Locale “Daunia Rurale” approvato e finanziato dal PIC Leader Plus;
  • Istituisce, organizza e svolge Corsi di formazione, di qualificazione, di specializzazione, di perfezionamento e di “alta formazione” per disoccupati, lavoratori autonomi, dipendenti della PA locale;
  • Eroga servizi di informazione, assistenza ed organizzazione inerenti le attività imprenditoriali;
  • Sostiene il sistema turistico locale, attraverso azioni di marketing e una pianificazione territoriale in grado di dare impulso alle potenzialità storico ambientali del territorio;
  • Promuove il Marchio di Qualità Territoriale identificativo delle aziende e delle produzioni dell’area;
  • Coordina e sostiene la partecipazione a Fiere e Saloni nazionali ed internazionali.

Il Territorio

Il territorio del Gal Daunia Rurale può essere identificato con quello dell’Alto Tavoliere. Comprende i Comuni di San Severo (sede istituzionale del Gruppo di Azione Locale), Apricena, Chieuti, Lesina, Poggio Imperiale, San paolo Civitate, Serracapriola e Torremaggiore.

Venerdì, 08 Agosto 2014 15:39

Tariffe

Nel Bed and Breakfast Cavour troverai accoglienza a prezzi incredibili.

Tariffe adulti

Camera Tariffa a persona
Doppia uso Singola 40,00 euro
Matrimoniale 25,00 euro
Tripla 22,00 euro
Garage Auto 9,00 euro
Suite (2 camere con 2 bagni e 4-5 posti) 25,00 euro
 
 
Le tariffe includono la prima colazione e i servizi e sono riferite a persona, comprendono tutti i consumi di acqua, gas, energia elettrica, biancheria da camera con cambio settimanale, biancheria da bagno e pulizia finale della camera.

Inoltre il Bed and Breakfast Cavour mette a disposizione dei suoi clienti:

Posto auto in Garage coperto a richiesta.
Sono ammessi animali di piccola e media taglia.
Come per Legge è Vietato fumare.

Tariffe bambini

I bambini di età inferiore ai 5 anni alloggiano nel Bed and Breakfast Cavour gratuitamente senza letto aggiunto.

Poichè tutte le camere del Bed and Breakfast Cavour sono di oltre 40 Mq. ,a richesta è possibile inserire un lettino o un letto aggiunto in camera.

Regolamento Bed and Breakfast Cavour

Per effettuare una prenotazione si richiede una caparra del 30% dell’intero importo del soggiorno.
La disdetta è ammessa fino a 10 giorni prima della data di arrivo con rimborso della caparra. In caso contrario il deposito non è rimborsabile.

I pagamenti possono essere effettuati tramite bonifico bancario o invio assegno.

Se per cause di forza maggiore la camera prenotata non fosse disponibile, il Bed and Breakfast Cavour si riserva la facoltà di assegnarne un’altra con le stesse caratteristiche.

La registrazione dei documenti è immediata.

Colazione SELF SERVICE in salone dedicato dalle 7,00 alle 9,30.

Le camere dovranno essere lasciate libere entro le ore 12:00 del giorno di partenza
e potranno essere occupate a partire dalle ore 16:00 del giorno di arrivo.

Domenica, 29 Giugno 2014 15:59

Famiglia de Sangro

Quella dei de Sangro è una tra le più antiche ed illustri famiglie del Meridione e tradizione vuole discenda da Carlo Magno. Lo stemma della famiglia, infatti, è quello dei discendenti dei duchi di Borgogna, che fondevano le stirpi carolingia, longobarda e normanna. Legatissima al potente Ordine Benedettino, la Casa de Sangro vanterà, oltre ad abati ed altissimi prelati, anche i santi Oderisio, Bernardo e Rosalia.

La tradizione, invece, li fa discendere da Berengario, dal quale derivò Bernardo Francesco, venuto in Italia al seguito di Ugone, duca di Aquitania. Nel IX secolo, scesero in Italia e si stabilirono perlopiù negli Abruzzi, ove riuscirono a conquistare e, quindi, a governare diversi feudi e contee, assumendo il titolo di “Conti dei Marsi”.

All’inizio del 1500, ottennero il titolo di marchesi, alla fine dello stesso secolo divennero duchi e pochi anni dopo questo titolo acquisirono, anche, quello di principi, governando, il loro vastissimo impero in maniera tirannica, dispotica e violenta.

Nelle dinastie italiane, specie per le più antiche, è sempre stato un vanto rivendicare l’ascendenza straniera, specie francese o tedesca, ma in molti casi anche inglese, polacca, etc. Ciò che è certo è che i de Sangro, professando la legge longobarda, non potevano provenire dall’Italia Settentrionale e, quindi, non avevano origini né francesi, né tedesche o germaniche, come la maggior parte delle casate campano-abruzzesi di quell’epoca.

I de Sangro, che anticamente apparivano in molte scritture con il cognome “de Sanguine”, erano investiti di diversi titoli, tra i quali signore di Belmonte, duca di Torremaggiore e principe di San Severo, barone di Bugnara (dal quale discesero i baroni di Casignano e Toritto, i duchi di Vietri, i duchi di Casacalendra, i principi di Viaggiano, i principi di Fondi, i marchesi di S. Lucido, i duchi di Sangro, i duchi di Martina Franca). Tra le altre cose, i de Sangro vengono ricordati anche come Grandi di Spagna.
 

Nel loro albero genealogico sono presenti personaggi famosi e significativi, quali:

Simone I, morto nel 1168 circa, fu il primo a fregiarsi di questo cognome che deriva dal possesso di Castel di Sangro.
Simone II che, nei primi decenni del 1300, investito del titolo di signore di Bugnara e maresciallo del Regno, conquistò con la forza i beni appartenenti alla casa dei Signori di Altamura e saccheggiò quanto posseduto dagli ecclesiastici abruzzesi.
Placido de Sangro, vissuto nel 1500, legò il proprio nome al tentativo di introdurre a Napoli il Tribunale dell’Inquisizione.


 

 

Raimondo de Sangro, esperto di arte, di scienze, di strategie militari e di letteratura, è sicuramente uno dei personaggi più emblematici e misteriosi della storia, intorno alla cui vita si raccontano numerose leggende.

 

 

 

 

Michele de Sangro (1824 – 1891), XI e ultimo principe di Sansevero, destinò, dopo la sua morte, tutto il suo enorme patrimonio ad opere di pubblica utilità, delegando ai Comuni (in particolare San Severo e Torremaggiore, dove i suoi feudi erano più cospicui) il compito di promuovere il progresso e la prosperità dell’economia, soprattutto agricola, servendosi delle rendite fondiarie. Fu la sua compagna, Elisa Croghan, ad attuare le disposizioni testamentarie.

 

 

Domenica, 29 Giugno 2014 15:36

Torremaggiore

Le origini di Torremaggiore risalgono al X secolo, quando il casale, con il nome di Terrae Maioris era uno dei feudi della ricca e antica Abbazia Benedettina di S. Pietro.

Il passaggio sotto il dominio di Federico II di Svevia segna l’inizio del periodo di decadenza dell’abbazia, che si vide spogliata di tutti i suoi beni. Con la morte del “Puer Apuliae” avvenuta a Castel Fiorentino il 13 dicembre del 1250, fu teatro di lotte tra papato e impero che portarono alla distruzione della stessa città medievale, Dragonara e altri borghi minori e all’esodo della popolazione superstite verso Torremaggiore, dove diede vita all’attuale “Vecchio borgo di S. Nicola di Mira”. L’episodio viene ricordato ogni anno attraverso il “Corteo Storico di Fiorentino”, quando viene rievocato il trasferimento degli abitanti dalla distrutta Fiorentino al Castello di Torremaggiore.

I de Sangro segnano la storia di questo paese, sia sociale che politica: furono violenti e autoritari e ridussero la popolazione in schiavitù, gravando con tasse e gabelle sulla già povera economia del paese. Di tutti gli esponenti di questa nobile famiglia che regnarono su Torremaggiore solo tre si distinsero per la loro magnanimità e per aver contribuito allo sviluppo socio-economico-ambientale della cittadina: donna Violante, vissuta intorno al 1500; don Raimondo, settimo Principe di Sansevero (nato proprio nel Castello della città nel 1710 e divenuto presto famoso sia come scienziato che come alchimista, sia per la sua brillante intelligenza che per l’alone di mistero che avvolge i suoi macabri esperimenti divenuti leggenda); don Michele, che, prima di morire, lasciò tutti i suoi beni alla comunità.

MONUMENTI PRINCIPALI

Santuario di Maria SS., edificata nel XVI secolo dai de Sangro, è denominatadella Fontana, poiché sorgeva vicino ad una antica Fonte di cui non rimane alcuna traccia. Originariamente era dedicata alla Madonna dell’Arco. La costruzione è stata vistosamente ristrutturata nel corso dei secoli (a partire dai rifacimenti ordinati dal duca Gian Francesco di Sangro nel XVI secolo) fino ad acquisire l’attuale aspetto neoromanico.

Chiesa Matrice di San Nicola, fondata dai profughi provenienti da Fiorentino e Dragonara nel XIII secolo è la parrocchia più antica. Ricostruita interamente dopo il terremoto del 1627, è l’unica chiesa della città ad avere tre navate. Ricca di cappelle gentilizie, di cui la più importante è quella del Rosario (collegata al Palazzo Ducale da un passaggio sotterraneo) e di numerose opere artistiche: tele, affreschi, lapidi funerarie, il coro ligneo e la statua di San Nicola risalente al 1600.

Castello Ducale, dimora storica dei duchi de Sangro, ampliato nel corso del tempo a partire dall’originaria torre normanna, è caratterizzato da sei torri, quattro circolari e due quadrate. Il piano centrale (ex Corpo di Guardia) ospita la mostra archeologica dei reperti di Fiorentino. Nelle sue stanze nacque anche il principe Raimondo e nel suo fossato la famiglia feudataria realizzò degli impianti per la molitura delle olive “peranzane”, che loro stessi importarono dalla Borgogna. Nelle sue stanze la tradizione vuole che i duchi applicassero lo “Ius primae noctis”.

Chiesa di Santa Maria della Strada è la seconda parrocchia storica, edificata nella prima metà del XVI secolo. All’interno della Chiesa sono custoditi la statua di San Sabino, Vescovo di Canosa e patrono principale della città, e l’antico Battistero del 1600.

 

 

Domenica, 29 Giugno 2014 15:35

San Severo

L’origine della città di San Severo, capitale del Barocco pugliese insieme a Lecce e Martina Franca e “città dei campanili”, pare sia legata all’arrivo dell’eroe greco Diomede in terra dauna. Troverebbe origine in questo periodo il nome di Castrum Drionis (Casteldrione), poi Castellum Sancti Severini intorno all’anno Mille. Grazie alla sua posizione strategica fu sede di mercanti veneti, fiorentini, saraceni ed ebrei. Fu soggetta a diverse egemonie: dagli abati benedettini all’imperatore Federico II, dai templari ai monarchi aragonesi. Nel 1579 divenne feudo nel duca Gian Francesco de Sangro che assunse il titolo di Principe di Sansevero. Nel Settecento la città rifiorì in spirito barocco dalle macerie del terremoto del 1627 e vide sorgere diverse costruzioni: monasteri dei celestini, francescani e delle benedettine, numerose Chiese e palazzi nobiliari e borghesi. È in questo periodo che nasce il centro storico cittadino attorno al quale si è poi sviluppata la moderna San Severo. Un centro storico con strade in basola ed edifici che ne fanno uno scrigno a cielo aperto del Barocco pugliese.

Chiese, palazzi e non solo. Il “ventre” di San Severo pullula di cantine sempre del ‘700 resesi necessarie per lo sviluppo in zona della viticoltura. Ogni edificio o casa di agricoltore possedeva la sua cantina con botti in rovere e propri impianti per la vinificazione. Di San Severo erano lo scrittore Nino Casiglio e il fumettista Andrea Pazienza.

La città di San Severo deve la sua fama anche ai vini DOC, soprattutto bianchi, ma anche rossi e rosati, ottenuti dalle uve dei vitigni autoctoni bombino, trebbiano e montepulciano. Una produzione sempre sempre più di qualità, con le etichette delle aziende locali che raccolgono consensi e riconoscimenti ai più importanti Saloni espositivi, tra cui il Vinitaly di Verona.

MONUMENTI PRINCIPALI

Cattedrale, risale all’XI secolo con il nome di Santa Maria in Strada. Dal 1757 è stata dedicata all’Assunzione di Maria Santissima ed ospita, tra gli altri, i simulacri di San Rocco, dell’Assunta e di San Severo vescovo.

Santuario Santa Maria del Soccorso, ex Convento degli Agostiniani, risale XII – XIII secolo ed era dedicata a San Pietro. Nel 1514 fu ceduta ai Padri agostiniani che introdussero il culto per la Madonna del Soccorso. Nel 1957 divenne anche Santuario Mariano.

Chiesa di San Severino, monumento nazionale e chiesa più antica della città, è dedicata a uno dei patroni della città. Demolita nel XIII secolo, è stata ricostruita utilizzando i mattoni del palazzo dell’imperatore Federico II che si trovava alla periferia di San Severo.

Chiesa di San Lorenzo, costruita accanto ad un monastero benedettino alla fine del ‘700, è uno degli esempi più rappresentativi dello stile religioso tardo barocco che si diffuse nel Meridione.

Chiesa di San Nicola, è una delle più antiche chiese di San Severo, attiva già nel XII secolo. Distrutta del terremoto fu ricostruita e ampliata in perfetto stile barocco.

Palazzo di città, ex monastero della SS. Trinità (dei Celestini), esistente già nel XIV secolo, ospitò i monaci Celestini fino al 1627 quando il terremoto distrusse gran parte del complesso monastico. Ricostruita completamente nel XVIII secolo divenne sede municipale.

Museo Civico, allocato nell’ex Convento Francescano insieme alla Biblioteca Comunale e all’archivio storico, ospita l’esposizione permanete del patrimonio archeologico degli “Antichi abitatori della Daunia” a partire dall’era paleolitica. Ospita anche la mostra permanente Geo-Paleontologica dell’area garganica.

Museo Diocesano, ospitato nel sotterraneo del secentesco Palazzo del Seminario, comprende numerosi reperti (quali ostensori, candelabri, frammenti di affreschi, reliquiari, vestigia) in oro, argento e pietre preziose, per la maggior parte realizzati secondo la tradizione della Scuola Napoletana.

Biblioteca civica, situata al pianterreno di Palazzo San Francesco e intitolata all’umanista e stampatore sanseverese Alessandro Minuziano (il Gutenberg italiano al servizio degli Sforza di Milano), vanta un patrimonio librario di circa novantamila volumi e un prestigioso fondo antico, con rarissimi incunaboli e numerosi testi risalenti al Cinquecento, Seicento e Settecento di grande valore.

Teatro comunale “Giuseppe Verdi”, realizzato sul suolo dell’orto del Monastero delle Benedettine, fu inaugurato nel 1937. Nel ’75 fu intitolato a Giuseppe Verdi ed è ancora oggi tra i più grandi teatri della Penisola.

 

Domenica, 29 Giugno 2014 15:34

Lucera

È la più antica città della Capitanata, fondata da Lacero, figlio di Dauno II. Il suo nome ha origine etrusca, dalle parole Luc = bosco ed eri = sacro: pare, infatti, che il territorio su cui sorge la città si trovasse in prossimità di un bosco sacro. Fu un’importante colonia romana, ebbe leggi, magistrati ed una sua moneta e, durante l’Impero di Costantino, fu addirittura nominata capoluogo della provincia d’Apulia. Di quest’epoca conserva ancora i resti di un maestoso anfiteatro dedicato a Cesare Augusto, utilizzato fino agli anni ‘30 come cava. Nel periodo medievale divenne un centro di rilevanza strategica per il dominio del territorio, prima da parte dei Normanni, poi degli Svevi ed infine degli Angioini. Si deve a Federico II la costruzione del palatium, un castello che comprendeva il palazzo reale, la zecca, la caserma ed abitazioni per duecento saraceni, intorno al quale sorse in seguito la fortezza angioina. Fu proprio Carlo II d‘Angiò, nel 1300, a restituire alla città un volto cattolico, contribuendo allo sterminio dei Saraceni e trasformando la grande moschea nella Cattedrale dell’Assunta, i magazzini mussulmani nella chiesa di San Domenico e un harem in quella di Sant’Antonio Abate. Fino all’Ottocento, Lucera ha vantato il primato di “capitale culturale” della regione, grazie agli antichi monumenti, chiese e conventi, agli eleganti palazzi nobiliari e agli edifici storici. Oggi a dare splendore alla città si sono aggiunti anche il Museo Civico “Fiorelli”, il Teatro “Garibaldi” e la Biblioteca “Bonghi”.

MONUMENTI PRINCIPALI

Cattedrale, dedicata a Santa Maria, patrona di Lucera, fu realizzata su iniziativa di Carlo II d’Angiò nel 1300, anno del primo giubileo della storia. Contiene l’antica statua lignea “Madonna col bambino” raffigurante la Santa patrona. L’altere maggiore, composto da sei capitelli che sorreggono una lastra in pietra, si fa risalire alla mensa di Federico II trasportata, nel Seicento,  da Castel Fiorentino.

Museo Diocesano, sorge nell’ala principale del Palazzo vescovile e custodisce preziosi cimeli e reliquie. Nei pregevoli interni del palazzo sono annesse anche la Pinacoteca vescovile e l’Archivio.

Anfiteatro, risalente all’epoca augustea, è un eccezionale monumento testimonianza dell’architettura romanica. La struttura, perfettamente conservata, consente al visitatore di immergersi nell’atmosfera degli spettacoli gladiatori che ospitava.

Fortezza Svevo – Angioina, sorta intorno all’originario Palatium, fatto edificare da Federico II, è circoscritta dalle mura munite di 24 torri, alcune quadrangolari, altre poligonali e due circolari (della Leonessa e del Leone).

Domenica, 29 Giugno 2014 15:33

Apricena

Situata a 10 km da San Severo, la cittadina trae origine nel VII-VIII secolo a.C. da Uriate, dopo l’invasione del Gargano da parte degli Illiri, come testimoniato dai numerosi reperti rinvenuti in particolari sepolture sia nel territorio circostante che nella stessa città di Apricena. Il suo nome viene fatta risalire a Federico II di Svevia che, nell’aprile del 1225, nella domus che qui aveva edificato, organizzò una cena con i suoi baroni dopo una battuta di caccia. In quell’occasione venne chiamata Apricena (apri = del cinghiale ecoena = la cena). Lo stemma del Comune è, infatti, rappresentato da un cinghiale in campo azzurro ferito da una freccia nel fianco sinistro. È proprio sotto gli Svevi che Apricena ha vissuto il momento di massimo splendore, grazie anche alla sua elezione a terra del demanio dell’imperatore da parte di Federico II che così la liberò dalle servitù. Con la morte di Manfredi, figlio di Federico II, Apricena, come tutto il Mezzogiorno, passò sotto la dominazione degli Angioini e successivamente degli Aragonesi.

Famosa per i pregiati marmi e le sue ricche cave di pietra (è il secondo bacino estrattivo nazionale dopo Carrara), ha dato i natali al cantastorie Matteo Salvatore, uno dei più conosciuti folk singer italiani.

MONUMENTI PRINCIPALI

Palazzo Baronale, di forma quadrilatera, con caratteristiche di castello. È stato edificato nel 1658 sui resti della domus federiciana distrutta dal terremoto, di cui conserva ancora qualche traccia. Attigua al palazzo vi è una torre (forse quella dell’antica chiesa di San Martino) detta Torre dell’Orologio.

Santuario di S.Maria Incoronata,compatrona di Apricena insieme a San Michele Arcangelo. Edificata sull’antico monastero Santo Spirito in Guelfignano, accoglie una effige lignea della Madonna di Loreto che, secondo la tradizione, nel 1868 mosse ripetutamente gli occhi dinanzi ad una gran folla di fedeli.

Chiesa Madre, ossia Chiesa Matrice dei Santi Martino e Lucia, edificata nel 1628 sulle rovine della chiesa di Santa Lucia, distrutta, insieme a quella di San Martino, dal terremoto del 1627. Soggetta nel corso degli anni a numerosi rifacimenti e restauri, subì una radicale trasformazione agli inizi degli anni ‘70 per adattarsi alle nuove norme del Concilio Vaticano II

Convento Benedettino di San Giovanni in Piano, sorge a nord-ovest della città all’estremità delle Murge. Fondato nel 1050 da Petronio, conte di Lesina, è stato dedicato a San Giovanni Battista. Benedettino fino al 1280, il monastero passò poi ai Celestini, ordine nato da una riforma della regola monastica di san Benedetto, che contribuirono alla sua rinascita, restaurandolo e recuperandone i beni sottratti durante i frequenti saccheggi.

Selva della Rocca (o Madonna della Rocca), situata a circa 5 Km dalla città, è stata edificata tra l’VIII e il IX secolo ad opera dei monaci benedettini poco dopo il loro insediamento nel territorio apricenese e completamente restaurato e ampliato dai cavalieri teutonici nell’XI secolo. Lasciato in abbandono durante le due guerre mondiali, oggi non vi restano che i ruderi.

 

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